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DENUNCIA DI INIZIO ATTIVITA’ (DIA)

La DIA è la denuncia di inizio attività che si usa in edilizia per denunciare, appunto, l’avvio di un cantiere. Il suo utilizzo è sancito dal Testo Unico dell’edilizia, voluto dal governo italiano. Nel corso degli ultimi anni è stata in parte sostituita dalla SCIA, anche se rimane valida in alcuni casi specifici. L’utilizzo della DIA nasce per facilitare la burocrazia italiana e velocizzare l’iter di permessi per i cantieri edilizi di entità minore. La sua efficacia, però, è stata superata dalla nuova SCIA, che permette alle imprese di iniziare i lavori in tempi più brevi. In sostanza possiamo dire che la DIA è un’autocertificazione dove vengono dichiarate le intenzioni di inizio attività, corredate dei documenti necessari che attestino l’effettiva validità del cantiere. Le pubbliche amministrazioni hanno il compito di verificare la veridicità della stessa e acconsentire l’inizio dell’attività all’impresa che ne ha fatto richiesta.

La Dia permane invece come procedura alternativa al Permesso di Costruire, unicamente nei seguenti casi:

1) interventi che determinano la creazione di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, con aumento delle unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, o che, per gli immobili ricadenti nelle zone omogenee “A”, comportano mutamenti delle destinazioni d’uso;
2) interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione edilizia o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque denominati, ivi compresi gli accordi negoziali aventi valore di piano attuativo, che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata esplicitamente dichiarata dal competente organo comunale in sede di approvazione degli stessi piani o di ricognizione di quelli vigenti;
3) interventi di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche;
4) interventi per i quali le varie leggi regionali prevedano la possibilità di ricorrere alla DIA in alternativa o in sostituzione del permesso di costruire

Trascorsi 30 giorni dalla presentazione allo Sportello Unico del Comune, si può dare inizio all’esecuzione dei lavori. Il Comune può però intervenire durante questo periodo per chiedere un’integrazione o sospendere la richiesta se la ritiene contrastante con le normi vigenti. Al termine dei lavori, il direttore dei lavori deve presentare un certificato di collaudo nel quale attesta che le opere sono state realizzate in maniera conforme al progetto presentato. La fine lavori deve essere accompagnata dalla ricevuta di avvenuta presentazione di variazione catastale o dalla dichiarazione del tecnico che gli interventi eseguiti non hanno comportato modifica del classamento catastale e, pertanto, tale variazione non è necessaria.

Al termine dei lavori, il tecnico dovrà presentare un certificato di collaudo finale che attesti la conformità delle opere eseguite al progetto presentato. Inoltre se i lavori eseguiti hanno comportato modifiche della consistenza catastale (ad esempio è cambiato il numero di vani di un appartamento), il tecnico dovrà presentare, contestualmente al certificato di collaudo finale, ricevuta della denuncia di variazione presentata all’Agenzia del Territorio (il Catasto ).

Naturalmente, se si realizzano interventi per i quali è necessaria la Dia senza aver presentato la denuncia, se si realizzano opere in difformità da quanto previsto dal progetto o si eseguono opere per le quali sarebbe necessario un titolo diverso, si commette un abuso edilizio. Le sanzioni sono in tal caso commisurate all’illecito commesso. Nel semplice caso in cui si siano realizzate le opere senza il relativo titolo autorizzativo, si può ricorrere all’accertamento di conformità, conosciuto anche come Scia in sanatoria.

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